Elisa Pellegrino (Sant’Anna): i biofertilizzanti contribuiranno a incrementare la sostenibilità ambientale, ma non tutti vanno bene per tutte le colture

20 Giugno 2024

Abbiamo chiesto a Elisa Pellegrino una sua opinione sul progetto MicroforAgri e le prospettive nell’applicazione di biofertilizzanti nel comparto agricolo toscano. Leggi tutte le sue risposte.

Quali sono le motivazioni per cui la Scuola Superiore Sant’Anna, prestigioso ente di ricerca, promuove un progetto come MicroforAgri?

La Scuola Sant’Anna promuove il progetto MICROFORAGRI perché crede fermamente nell’innovazione e nello scambio di conoscenze e perché ha come obiettivo strategico la promozione sul territorio di soluzioni innovative, in risposta all’accessibilità e alla convenienza dei fertilizzanti, e l’incremento della resilienza dei sistemi agricoli e alimentari, attraverso approcci intelligenti di economia circolare a livello agricolo e locale.
Tutto ciò al fine di salvaguardare la sicurezza alimentare e dell’ambiente e perseguire gli obiettivi climatici. A tal proposito, in risposta agli impatti della crisi climatica e alle conseguenze economiche dovute alla pandemia di COVID-19 e alla guerra della Russia in Ucraina, i prezzi dei fattori di produzione e dei prodotti agricoli sono notevolmente incrementati. Questo sta contribuendo ad aumentare la vulnerabilità dei sistemi alimentari e minaccia la sicurezza alimentare nel lungo periodo.
Sono quindi necessarie soluzioni innovative per superare gli attuali deficit nella disponibilità di energia e nella disponibilità di fertilizzanti convenienti e sostenibili.
Le soluzioni, a nostro avviso, devono concentrarsi sull’uso efficiente delle risorse locali, riducendo quindi gli input per la produzione e promuovendo il riciclo dei sottoprodotti agricoli, ed anche sullo sviluppo e applicazione di microorganismi del suolo benefici.
In un approccio più circolare, oggetto della ricerca MICROFORAGRI, i sottoprodotti della lavorazione del pesce, e cioè l’idrossiapatite naturale, insieme a batteri fosforo solubilizzanti, può, se applicata su larga scala, apportare grandi benefici per l’economia rurale, e garantire una transizione verso modalità di produzione alimentare più sostenibili.
Conoscenza e innovazione sono quindi componenti essenziali per ridurre il consumo di risorse sempre più scarse. Inoltre, la collaborazione tra settori e tra le diverse parti interessate (università, aziende agricole, aziende produttrici di biofertilizzanti, istituzioni pubbliche territoriali) è fondamentale per proporre le soluzioni più sostenibili, passando dal laboratorio alla realtà di campo.
La maggiore disponibilità di dati e il loro utilizzo attraverso strumenti predittivi possono infatti consentire di indirizzare le risorse in modo più efficace ed efficiente, in modo da aumentare l’autosufficienza, l’efficienza delle risorse e la sostenibilità agricola, ridurre le emissioni di gas serra, e rafforzare la cooperazione sia a livello agricolo che locale.


Quali sono le ragioni per cui una impresa agricola dovrebbe guardare con interesse alle sperimentazioni condotte nel progetto?

Le imprese agricole dovrebbero guardare con interesse le sperimentazioni ed i risultati del progetto MICROFORAGRI al fine di entrare sempre più in contatto con le innovazioni sul tema dei biofertilizzanti.
L’utilizzo di fertilizzanti a base di idrossiapatite naturale, proveniente dalla lavorazione del pesce, e di batteri benefici, che hanno funzioni fosforo solubilizzanti e di azoto fissazione libera, migliora la produzione non solo in termini di sostanza secca delle colture, ma anche e soprattutto in termini di efficienza di assorbimento dei nutrienti. L’innovazione proposta dal progetto MICROFORAGRI porta quindi a vantaggi sia economici che ambientali, e rappresenta una valida alternativa ai fertilizzanti chimici di sintesi in un’ottica di approccio intelligente di economia circolare a livello agricolo e locale, e di agricoltura sostenibile.


La sostenibilità diventa sempre di più un paradigma con cui approcciarsi a diversi aspetti, come si può declinare questo concetto alla fertilizzazione dei suoli?

L’impiego di microrganismi benefici che supportano la crescita delle colture e favoriscono la loro resistenza agli stress biotici e abiotici è sempre più uno strumento efficace per rispondere alle sfide poste dall’agricoltura moderna in termini di sostenibilità.
Ad oggi già molti prodotti sono stati sviluppati e messi in commercio; tali prodotti si basano su sulla valorizzazione di microrganismi benefici che si trovano naturalmente presenti nel suolo attraverso la tecnica dell’inoculazione al seme o al suolo.
Ad esempio, tra queste soluzioni i funghi micorrizici arbuscolari (AMF) e PGPR (plant growth promoting rhizobacteria) giocano un ruolo chiave per il loro effetto sulla crescita delle radici che in seguito alla loro applicazione esplorano porzioni più ampie di suolo, aumentandone l’efficienza assorbente dell’interno apparato radicale.
Tali microorganismi benefici oltre ad aiutare la solubilizzazione del fosfato e la fissazione dell’azoto sia in colture erbacee che in colture ortive, aiutano le piante a tollerare meglio la siccità, la salinità, le carenze nutrizionali, e l’attacco dei parassiti, mediante la produzione di siderofori e la sintesi di acido indolacetico.
Inoltre, il micelio degli AMF migliora nel breve e nel lungo periodo la struttura del suolo, promuovendo l’aggregazione delle particelle di terreno, ed il carbonio (C) organico stoccato. Quindi, la co-inoculazione di AMF con altri microrganismi, è una strategia fondamentale per un’agricoltura che si dica sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico.


Quali sono le accortezze necessarie nell’utilizzo dei biofertilizzanti a base microbica e quale è il loro utilizzo nel contesto agricolo toscano o italiano?

In primis è importante per l’agricoltore capire che utilizzando microorganismi e non fertilizzanti minerali di sintesi una prima accortezza da seguire è la conservazione adeguata del prodotto, e cioè conservare il biofertilizzante alle temperature ed umidità richieste. L’agricoltore che vuole applicare il formulato (liquido o microgranulare) dovrà seguire precisamente le indicazioni in termini di dosi e modalità di applicazione. Le dosi infatti sono molto più piccole rispetto a quelle a cui gli agricoltori sono abituati. Altro suggerimento, non tutti i microorganismi sono efficaci per tutte le colture, per cui è necessaria un’attenta valutazione delle colture target del prodotto biofertilizzante. L’efficacia non va infine valutata misurando solo le rese, ma gli aspetti qualità delle produzioni e miglioramento della qualità e fertilità dei suoli vanno misurati e presi in considerazione per migliorare la sostenibilità aziendale nel lungo periodo.